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Come si evolve a livello globale il peso della gestione ambientale nelle imprese private?

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Come si evolve a livello globale il peso della gestione ambientale nelle imprese private?

Una ricerca condotta nel 2017 a livello globale su un campione di più di 1.700 professionisti, dall’ente di certificazione DNV GL, con il supporto dell’istituto di ricerca internazionale GFK Eurisko, avente lo scopo di indagare l’approccio delle aziende nei confronti della gestione ambientale, dice che la tendenza della gestione ambientale è quella di evolversi da semplice “opzione verde” ad asset strategico per le imprese: una tendenza guidata da consumatori sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti.


Cosa spinge l'impresa ad attuare una gestione ambientale? 

I fattori che rappresentano la principale spinta verso la gestione ambientale in ottica di sviluppo sostenibile sono: il rispetto di leggi e normative per il 77% degli intervistati; le richieste dei clienti, per il 50%. Percentuale cresciuta più del 15% rispetto al 2014; la reputazione di marca per il 42%; l’opinione pubblica per il 35%; le relazioni con gli altri stakeholder per il 25%. 

Al centro del business sostenibile ci sono le richieste dei consumatori

I risultati della ricerca 2017 sono stati comparati a quelli di uno studio analogo condotto nel 2014, al fine di analizzare le principali tendenze globali e i cambiamenti nella percezione della gestione ambientale da parte delle imprese. La ricerca mostra come le richieste del consumatore siano al centro del business sostenibile: la domanda da parte dei clienti (indicata dalla metà dei rispondenti) è il driver che registra la più alta crescita percentuale, con un incremento di 15 punti rispetto al 2014. Si tratta del secondo fattore per importanza, alle spalle solo della necessità di essere conformi a leggi e normative (77%). 

Al centro delle preoccupazioni delle imprese c'è la gestione dei rifiuti

Le sfide che le imprese di tutto il mondo affrontano attualmente sono grossomodo le stesse di tre anni fa. Il rischio maggiore è legato alla gestione dei rifiuti : "smaltimento dei rifiuti per il 55% degli intervistati; trattamento di materiali pericolosi per il 44 %; lo scarico delle acque reflue per il 36%. L’Italia non fa eccezione. Lo smaltimento dei rifiuti, in particolare, è ancora più sentito che altrove (65%; +11%). Seguono, a parità di gravità, la gestione delle acque reflue, l’utilizzo di risorse energetiche non rinnovabili e la presenza di minacce fisiche (rumori, vibrazioni, minacce elettromagnetiche) che preoccupano circa 3 aziende su 10."

Cosa è stato fatto in termini di gestione ambientale

Tra le imprese intervistate, il 74% afferma che la gestione ambientale è un fattore rilevante all’interno della strategia aziendale complessiva e il 45% è intenzionato ad aumentare gli investimenti per la gestione ambientale. Dallo studio emerge che, nel mondo, la quasi totalità delle imprese (96%) ha portato a termine almeno un’azione concreta per valutare o mitigare i rischi ambientali nel corso del 2017. Le principali iniziative avviate sono state: monitoraggio per la verifica della conformità ai requisiti di legge (indicato dal 73% del campione), manutenzioni regolari per minimizzare l’impatto ambientale (70%) e regolari valutazioni d’impatto (65%). 

Cosa manca

Nonostante vi sia attenzione crescente rispetto alle proprie attività e operazioni interne, "solo un’azienda su tre dispone di un programma di gestione ambientale per i fornitori, un dato inferiore alle attese, visto che il focus sui fornitori è un aspetto cruciale per gli stakeholder esterni". Le imprese dovrebbero riconoscere l’influenza che possono esercitare sui loro fornitori, per migliorare la sostenibilità della filiera in senso ampio, così come è avvenuto per i consumatori. Pertanto esistono margini di miglioramento.


Cosa spinge l'impresa ad attuare una gestione ambientale?

I fattori che rappresentano la principale spinta verso la gestione ambientale in ottica di sviluppo sostenibile sono:
il rispetto di leggi e normative per il 77% degli intervistati;
le richieste dei clienti, per il 50%. Percentuale cresciuta più del 15% rispetto al 2014;
la reputazione di marca per il 42%;
l’opinione pubblica per il 35%;
le relazioni con gli altri stakeholder per il 25%.

I vantaggi di una gestione ambientale

Una diminuzione del numero di incidenti ambientali (indicato dal 52% dei rispondenti) e il miglioramento delle relazioni con le autorità (48% dei rispondenti) sono i i principali benefici raggiunti dalle imprese intervistate grazie alla gestione ambientale. Un miglioramento delle relazioni con le autorità competenti (48%), risparmi economici (40%) e vantaggi competitivi (36%) sono gli altri benefici citati dagli intervistati. Circa l’80% delle imprese intervistate ritiene, infine, che un sistema di gestione ambientale basato sullo standard internazionale ISO 14001 e una certificazione di terze parti generi valore aggiunto per il business. In particolare, la certificazione viene considerata un aiuto importante per la conformità alle normative (77%) e per il miglioramento delle performance generali (72%).

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Fonti:
News di presentazione della ricerca
Rapporto di ricerca








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Riduzione tasso INAIL con SGSL

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Investire in Sistemi di Gestione in ambito Sicurezza sul Lavoro, di seguito SGSL, comporta, fra gli altri, il vantaggio concreto di usufruire di una  riduzione del tasso medio di tariffa INAIL attraverso lo strumento OT24, che le imprese devono presentare ogni anno.
Normalmente, se si investe in sicurezza sul lavoro nella propria impresa, a seconda della tipologia di intervento vengono affidati dei punteggi: l'ottenimento del beneficio INAIL è vincolato al raggiungimento di almeno 100 punti totali. 
Adottare un SGSL diventa un modo efficace per ottenere il punteggio massimo in una sola volta, beneficiando della riduzione del premio INAIL. 
Per avere lo sconto sul premio INAIL, tramite la compilazione del modello OT24, le aziende che non hanno un SGSL possono adottare due o più misure di intervento per raggiungere  100 punti.
Tuttavia, per richiedere il beneficio potrebbero incorrere ogni anno in alcune difficoltà.
Tali misure, infatti, possono:
- essere difficili da individuare e rendicontare tramite l’invio della documentazione probante; 
- essere onerose da riproporre ogni anno; 
- veder ridotto il proprio punteggio rispetto all’anno precedente. 

Invece, una volta implementato un SGSL tutti gli anni si può chiedere all'INAIL la riduzione: "basta" adottare delle misure per mantenerlo, aggiornandolo.

Secondo le linee guida UNI-INAIL MP, che riguardano l’implementazione di sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro nelle micro e piccole imprese, la loro applicazione va modulata sulle caratteristiche complessive dell’azienda che vuole adottarle, tuttavia  è bene ricordare che l’adozione non è obbligatoria.

Si tratta di un sistema SGSL non certificato, quindi meno costoso e invasivo rispetto a quelli certificati: di conseguenza, si evitano le spese del certificatore esterno, e tutte le risorse economiche sono orientate all'implementazione del sistema stesso.
In ogni caso nulla vieta che il sistema possa essere anche certificato, con gli ulteriori vantaggi che ciò comporta...


Inoltre, come si legge nella guida INAIL 2019 alla compilazione dell'OT24, "In generale si evidenzia che alcuni interventi possono avere valenza pluriennale; essi, infatti, mantengono la loro validità negli anni sin quando l’azienda continua a mantenere ed attuare quanto previsto dall’intervento (procedure, modalità operative, codici di pratica, adozione di un sistema di gestione, ecc.). 
È però necessario che l’azienda ripresenti annualmente l’istanza e dimostri, anno per anno, tale continuità di attuazione mediante la documentazione probante indicata, relativa, appunto, all’”anno di riferimento” 2018".

E' bene sottolineare che i vantaggi in termini di riduzione premio INAIL sono solo alcuni di quelli che la realizzazione e il mantenimento di un sistema di gestione comporta: con un SGSL migliora la gestione delle procedure interne della sicurezza, organizzate secondo una logica "di sistema".
In questo modo vengono individuati soggetti e mansioni in relazione agli aspetti veramente importanti nella sicurezza sul lavoro: - valutazione dei rischi; - utilizzo dei DPI; - formazione dei lavoratori; - visite mediche; - manutenzione delle attrezzature e degli impianti tecnologici; - monitoraggio continuo di tutti questi aspetti (al fine di migliorare le prestazioni del sistema attraverso audit e riesame annuale).

L’azienda può inviare ogni anno, al portale INAIL OT24, sempre e solo alcuni documenti probanti, quali: - politica; - organigramma; - audit dell'anno; - riesame dell'anno. Il termine stabilito per la presentazione del modello OT24 è il 28 febbraio. 

Sistema Iso realizza, e vi aiuta ad implementare e a mantenere, il vostro SGSL, ideato su misura per le vostre caratteristiche ed esigenze,  e vi supporta  nella compilazione del modello OT24.

Contattateci subito per un preventivo! Avrete la possibilità di avere un vostro sistema di gestione sicurezza (e mantenerlo) chiavi in mano!





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SGA e D.Lgs. n. 231/2001: vantaggi indiretti?

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SGA e D. lgs. n. 231/2001: quale relazione?
Partendo da una disamina degli elementi fondanti di un sistema di gestione ambientale SGA conforme alle ISO 14001 ci si chiede  quali possono essere le implicazioni pratico-operative e i vantaggi, anche di natura indiretta, in particolare in relazione al D.Lgs. n. 231/2001, per un'impresa che attui un SGA

"Le motivazioni che portano le organizzazioni ad implementare in modo volontario un sistema di gestione ambientale conforme alla norma ISO 14001 o al Regolamento EMAS possono essere diverse, e riconducibili ad aspetti di carattere finanziario (ad esempio riduzione dei costi connessi all’uso di risorse, efficienza produttiva, incentivi, ecc.), ma anche ai rischi connessi ad una non corretta gestione degli aspetti ambientali (ad esempio sanzioni in caso di violazioni normative, pressioni da parte della Comunità locale e della Pubblica amministrazione, difficoltà o maggiori costi di reperimento del credito, ecc.). Inoltre, da tempo in diversi settori l’eccellenza di un’organizzazione dal punto di vista delle sue prestazioni ambientali sta diventando un significativo vantaggio in termini di business. E, d’altra parte, risulta sempre più diffusa la preferenza verso fornitori dotati di sistema di gestione ambientale (secondo ISO 14001 o secondo EMAS), in quanto indice di maggiore affidabilità del fornitore stesso" (tratto da Sistemi di gestione ambientale: perché sono un’opportunità per le organizzazioni? dell'ing. Erica Blasizza).  

Finalità e vantaggi della norma ISO 14001


La finalità della norma ISO 14001 è di fornire un supporto alle organizzazioni che intendono attuare un approccio sistematico nella gestione ambientale e migliorare, quindi, le proprie prestazioni. Dei vantaggi di cui può beneficiare un’organizzazione che implementa un sistema di gestione ambientale secondo la norma ISO 14001 ci siamo già occupati, qui è possibile riassumerli:
– consapevolezza sulla normativa ambientale applicabile (e gli adempimenti che ne derivano) e un presidio più attento sugli aggiornamenti normativi;
– maggior coinvolgimento della Direzione aziendale e partecipazione del personale dell’organizzazione; – miglioramento dell’immagine aziendale;
– conseguimento di vantaggi in termini finanziari e di competitività grazie ad una maggiore efficienza ed una riduzione dei costi (ad esempio per quanto riguarda le risorse energetiche utilizzate);
– possibilità di influenzare le performance ambientali lungo la filiera di approvvigionamento (e in particolare dei fornitori). 

Viene automatico chiedersi se i vantaggi sopra elencati si traducano per l'impresa anche in una limitazione concreta della possibilità di incorrere in violazioni in campo ambientale, in particolare rispetto alla responsabilità degli enti disciplinata dal D.Lgs. n. 231/2001.

Chiariamo subito un punto: non si può sbandierare il fatto di aver implementato un SGA davanti al giudice che abbia riscontrato violazioni ex D.Lgs. n. 231/2001. 
Come chiarisce l'ing Blasizza, "In effetti, per quanto a oggi non vi sia una norma che contiene un riferimento esplicito al riconoscimento dei sistemi di gestione ambientale conformi alla norma ISO 14001 o al regolamento EMAS quali modelli conformi a quanto richiesto dal D.Lgs. n. 231/2001, non v'è chi non veda che un’organizzazione che si doti di un sistema di gestione ambientale, e che si impegni nella sua attuazione e miglioramento nel tempo, possa ridurre il rischio di carenze organizzative secondo il D.Lgs. n. 231/2001. Ciò appare in modo chiaro se consideriamo gli elementi fondanti di un sistema di gestione ambientale conforme alle ISO 14001.


Elementi fondanti di un sistema di gestione ambientale conforme alle ISO 14001


– definizione chiara di ruoli e responsabilità: tutte le figure che svolgono attività connesse agli aspetti ambientali devono essere chiaramente individuate;
– competenza e consapevolezza delle persone: in relazione alle attività svolte, devono essere individuate le competenze che le varie figure aziendali devono possedere, e tali competenze devono essere garantite nel tempo attraverso formazione, addestramento eccetera;
– modalità operative: devono essere definite rispetto a tutte le attività o situazioni sensibili o potenzialmente sensibili per l’ambiente, in modo da limitare la possibilità che siano realizzate in modo non corretto;
– adempimenti normativi: la base su cui poggia l’intero sistema di gestione ambientale è rappresentata dalla conformità alla normativa applicabile che richiede, evidentemente, di garantire anche idonee modalità per assicurare l’aggiornamento costante;
– programma di miglioramento: deve essere perseguito il miglioramento costante delle prestazioni ambientali dell’organizzazione;
– non conformità: le situazioni non conformi devono essere rilevate e gestite, a partire da un’attenta analisi delle cause all’origine della non conformità stessa che permette di capire se e quali azioni possono essere attuate per scongiurare che tali eventi si ripetano;
– audit: le verifiche periodiche sono volte ad avere un riscontro sul rispetto di quanto previsto dal sistema di gestione e dalla norma di riferimento".

Conclusioni


Tuttavia, l'autrice precisa come "A oggi non vi è un riconoscimento dei sistemi di gestione ambientale analogo a quello di cui al comma 5 dell’art. 30 del D.Lgs. n. 81/2008, che indica che i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007 [fra poco più di due anni lo standard OHSAS 18001:2007 verrà definitivamente sostituito dalla ISO 45001:2018, ndr] si presumono conformi ai requisiti contenuti nel medesimo art. 30 e volti a definire un modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa secondo quanto previsto dagli artt. 6 e 7 del D.Lgs. n. 231/2001". (ibidem)

Nonostante ciò, l'autrice afferma che: "va ribadito che un’organizzazione che attua in modo efficace un sistema di gestione ambientale si dota a tutti gli effetti di uno strumento organizzativo utile anche per prevenire, in generale, la commissione di violazioni della normativa ambientale vigente, e, in particolare dei reati ambientali di cui al D.Lgs. n. 231/2001".(ibidem)

Il contenuto appena proposto ha carattere generale, e prescinde quindi da considerazioni e valutazioni legate a concreti contesti organizzativi. Per qualsiasi dubbio in materia, per richiedere un'analisi della performance del vostro attuale SGA o se ne volete implementare uno nella vostra organizzazione contattateci per richiedere un preventivo senza impegno.




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Le novità della ISO 14001:2015 rispetto alla ISO 14001:2004

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Sul numero 01/2019 della rivista "Ambiente e Sicurezza sul lavoro" edita da EPC periodici, Andrea Quaranta firma un articolo dal titolo "La ISO 14001:2015: nuove parole d'ordine e nuove prospettive" che sintetizza, anche con l'ausilio di tabelle, le principali novità contenute nella norma ISO 14001:2015 rispetto alla ISO 14001:2004, norma che viene definitivamente archiviata.
Torniamo per un attimo indietro: nel 2012, l'ISO prende la decisione di dotare i diversi standard di gestione (su tutti il SGQ e il più recente SGSL) di una struttura comune ai diversi standard di gestione, definita HLS (ossia Hight Level Structure).
La decisione è originata anche dal fatto che la norma del 2004 ha finito con il mostrare tutti i suoi limiti, riassumibili nella mancanza di coinvolgimento della leardership aziendale (che ha avuto come conseguenza di trasformare in molti casi il sistema di gestione aziendale in un passaggio formale totalmente scollato da chi decide e dalle sue decisioni strategiche) e in un eccesso di relativismo (anziché puntare lo sguardo sulla relazione tra impresa e ambiente, la norma si concentrava sull'ambiente esterno e meno sulle esigenze delle aziende).
Veniamo alla nuova norma, che lo scorso 15 settembre ha formalmente sostituito la precedente dopo un periodo di transizione durato 3 anni: quali sono le novità principali?
1. incentivare al massimo la convergenza tra strategie aziendali e SGA attraverso il diretto coinvolgimento della leadership;
2. una definizione molto più articolata del concetto di contesto, che tiene conto della rapidità con cui questo può cambiare (e ribaltarsi) nei nostri tempi, e conferisce un peso maggiore agli aspetti ambientali.
Inoltre, si assiste ad un vero e proprio cambio di paradigma: diversamente dal passato, nella nuova ISO 14001:2015 "si è scelto di virare verso una concezione neutra del rischio, che non deve essere caratterizzato necessariamente in modo negativo. In particolare, il punto 6.1.1 della nuova ISO invita ad identificare i rischi in modo più articolato che in passato, attraverso la previsione di tre diverse tipologie: - i rischi ambientali; - i rischi legislativi; - i rischi legati all’organizzazione".
La novità di maggior rilievo contenuta nella nuova ISO 14001:2015 risiede proprio nella stretta correlazione fra aspetti ambientali e gestione rischi-opportunità.
Infine, la nuova norma ribadisce come l'approccio Life Cycle Perspective (Definita dal punto 3.3.3 come quell’insieme di “fasi consecutive ed interconnesse di un sistema di prodotti (o servizi) dall’acquisizione delle materie prime o dalla generazione delle risorse naturali fino allo smaltimento finale ”) sia un approccio concettuale e metodologico fondamentale per il corretto sviluppo di un sistema di gestione ambientale.

Andrea Quaranta, co-fondatore di Sistema Iso, ha da sempre un'intensa attività editoriale, che gli consente di studiare ed essere sempre aggiornato sulle principali novità normative in materia ambientale e di sistemi di gestione. Dove potete leggere i contributi editoriali a firma di Andrea Quaranta.


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La nuova ISO 14001:2015: le principali modifiche

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La nuova ISO 14001:2015 sostituisce la norma ISO 14001:2004 operando una piccola grande rivoluzione nel campo dei sistemi di gestione e
La ISO 14001:2015 adotta un approccio pragmatico - per contrastare la tendenza diffusa di considerare l'SGA un adempimento formale senza ricadute pratiche sui comportamenti aziendali - e, passatemi il termine, "prende per il bavero" l'alta direzione, poiché solo coinvolgendo in maniera concreta i vertici aziendali, le buone prassi e tutta la filosofia sottesa al sistema di gestione interno riescono ad innescare cambiamenti positivi fino ai livelli più periferici dell'organizzazione. 


Fattori innovativi contenuti nella ISO 14001:2015:

- riesce a definire meglio le regole per la gestione della complessità degli aspetti ambientali ; 
- effettua un’importante opera di contestualizzazione; 
- parla di leadership, cioè di autorevolezza contrapposta all’autorità, nella consapevolezza che la prima, insieme alla partecipazione attiva dell’alta direzione, è in grado di creare le condizioni per un maggiore coinvolgimento del personale e per una comunicazione, interna ed esterna, chiara, diretta ed efficace; 
- affronta il tema della business continuity; 
- invita ad osservare gli avvenimenti da diversi punti di vista, spingendo le aziende a capire che occorre cercare di anticipare i tempi, effettuando delle scelte piuttosto che subirle quando potrebbe essere troppo tardi; 
- introduce l’importante concetto di Life Cycle Perspective e, quindi, di una visuale di lungo periodo; 
- riconsidera il concetto di rischio, e induce le aziende a riformulare domande, al fine calibrare in modo ottimale le risposte finora date alle situazioni emergenziali; 
- crea le condizioni per una maggiore integrazione del SGA nei processi strategici e di business dell’organizzazione; 
- ridefinisce, migliorandolo, il complesso rapporto impresa-ambiente, rendendolo bidirezionale, in modo tale che l’alta direzione (leadership) possa facilmente comprendere il taglio pragmatico del SGA (prescrizioni più “aperte”, che lasciano maggior libertà alle aziende nella scelta di implementare il proprio SGA) in grado di supportare l’azienda stessa. 

Il ruolo dell'alta direzione nella ISO 14001:2015:

E' lecito chiedersi se la nuova ISO riuscirà a centrare l'obiettivo che si pone, ossia "di fornire alle organizzazioni un quadro di riferimento per proteggere l’ambiente e rispondere al cambiamento delle condizioni ambientali in equilibrio con le esigenze del contesto socio-economico”. 
Come dicevamo prima, spesso gli SGA sono stati considerati delle “imposizioni burocratiche”. La logica conseguenza è stata quella di trasformare, nei fatti, l’intero sistema di gestione “in un passaggio formale"; inoltre, l’assenza di un sostanziale coinvolgimento della leadership finisce per privare di qualsiasi significato lo stesso SGA, trasformandolo in una creatura del responsabile del sistema. Questo atteggiamento in qualche modo distoglieva lo sguardo dalla complessità della relazione impresa-ambiente: lo sguardo era puntato essenzialmente sull’ambiente esterno, più che sulle esigenze delle aziende, e l' SGA diventava – per l’appunto – “uno strumento rivolto alla gestione delle ricadute verso l’esterno di ogni business, indipendentemente dalla loro effettiva rilevanza ambientale e dal contesto più ampio in cui tale attività viene svolta”. 
Non è infrequente che durante l’attività di audit si assista ad un forte scollamento fra alta dirigenza e SGA, che nei casi più gravi si trasforma addirittura in una divergenza. Uno dei principali aspetti sui quali è intervenuta la nuova ISO 14001:2015 è proprio questo: rendere (ancora più) centrale il ruolo dell’alta direzione, facendo convergere SGA e strategie aziendali, spingendo per una loro sempre maggiore integrazione. 
I più alti livelli dell’organizzazione devono passare dalle parole (autorità) ai fatti (autorevolezza), assumendosi la responsabilità di creare le condizioni per favorire la pianificazione, l’implementazione (o la ri-pianificazione e la nuova implementazione, nei casi più disperati), il mantenimento ed il miglioramento del SGA, coinvolgendo tutte le persone dell’organizzazione, ognuna sulla base delle proprie responsabilità ed autorità, ma tutti con lo scopo finale di sentirsi parte di un unico sistema nel quale ognuno apporta le sue competenze.

L’alta direzione deve stabilire, attuare e mantenere una politica ambientale appropriata alle finalità e al contesto dell’organizzazione, che funga da quadro di riferimento per la fissazione di obiettivi ambientali e che comprenda un impegno a soddisfare i propri obblighi di conformità: in altri termini, il documento nel quale vengono tradotti questi impegni rappresenta il vero motore dell’organizzazione, perché ne fissa gli orientamenti e formalizza impegni ed obiettivi, e non deve (non dovrebbe) più risolversi in una mera enunciazione di buoni propositi, decontestualizzati rispetto al contesto. 
Il riferimento all’impegno per la tutela dell’ambiente, insieme ad una elencazione non esaustiva ma significativa di “altri impegni specifici per proteggere l’ambiente”, è cosa ben diversa dalla semplice “prevenzione dell’inquinamento” contenuta nella versione del 2004, e con una prospettiva più ampia, che pone le basi anche per una maggiore consapevolezza del concetto di resilienza. 
Nella versione del 2004 si parlava genericamente di “aspetti ambientali”, mentre ora l’analisi del contesto - arricchita di ulteriori elementi da prendere in considerazione rispetto a quelli indicati nell’analisi ambientale del 2004, -permette all’azienda:
- di descrivere (e, quindi, conoscere) meglio le dinamiche (presenti, future e futuribili) legate al proprio business; 
- di mettere a fuoco (e condividere) gli elementi più importanti sui quali concentrarsi (ma in un’ottica complessiva, nella quale anche gli altri non vengono lasciati al caso) e, in ultima analisi, 
- di mettere lo stesso SGA al centro della specifica realtà nella quale l’azienda si trova ad operare. Si tratta di un concetto talmente innovativo che la nuova ISO non ha prescritto alcun obbligo documentale al riguardo: è più una questione, appunto, di consapevolezza.

Le ulteriori novità contenute nella II parte della ISO 14001:2015:

Le ulteriori novità sono racchiuse nella seconda parte: oltre ad uno specifico richiamo alla comunicazione (che nella nuova ISO viene enfatizzata, rispetto al passato), si precisa come requisito la necessità di tener conto non solo delle condizioni anomale e delle situazioni di emergenza ma anche del cambiamento. La gestione del cambiamento rappresenta una parte importante del mantenimento del sistema di gestione ambientale per garantire che l’organizzazione possa conseguire gli esiti attesi del proprio SGA su base continua.

Nella nuova ISO 14001:2015 si è scelto – anche se in modo non “completo” né del tutto coerente con un’altra norma ISO, la 31000, dedicata al risk management – di virare verso una concezione neutra del rischio, che non deve essere caratterizzato necessariamente in modo negativo.
Il punto 6.1.1 della nuova ISO invita ad identificare i rischi in modo più articolato che in passato, attraverso la previsione di tre diverse tipologie: i rischi ambientali, quelli legislativi e quelli legati all’organizzazione. 
La novità di maggior rilievo risiede nella stretta correlazione che c’è tra la valutazione dei rischi per l’organizzazione, che ora sono fortemente correlati con l’analisi del contesto e la valutazione multipla e contestuale di diverse tipologie di rischio legate alle diverse tipologie di attività. 
La nuova valutazione multipla del rischio potrebbe aumentare la consapevolezza dell’azienda, a partire da quella della leadership e, di conseguenza, focalizzare l’attenzione allo sviluppo del nuovo, e crescente, mercato legato alla green economy. 


La prospettiva del ciclo di vita nella ISO 14001:2015:

Un’ultima novità di rilievo è quella legata all’introduzione della “prospettiva del ciclo di vita” nella gestione ambientale non solo dei prodotti/servizi, ma anche del complesso delle relazioni con i propri interlocutori. Definito dal punto 3.3.3 come quell’insieme di “fasi consecutive ed interconnesse di un sistema di prodotti (o servizi) dall’acquisizione delle materie prime o dalla generazione delle risorse naturali fino allo smaltimento finale ”, il LCP è un approccio concettuale e metodologico ritenuto fondamentale per lo sviluppo del SGA, volto: la novità è ispirata dalla convinzione che un approccio seriamente improntato al “Ciclo di Vita” possa realmente migliorare il SGA e, quindi, consentirgli di apportare un contributo determinante allo sviluppo sostenibile e al successo durevole dell’impresa.


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Cosa vuol dire avere un SGA

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Costruire passo passo il proprio SGA
Prima di cominciare, passo per passo, l’analisi pratica della ISO 14001- e delle principali modifiche apportate nella ISO 14001 con la versione del 2015 - abbiamo deciso di parlare attraverso un esempio (il caso Lego) di cosa vuol dire avere un buon sistema di gestione (SGA)

Piccola ma necessaria premessa: abbiamo detto “avere un sistema di gestione” senza far riferimento alcuno ad una sua eventuale “certificazione”, perché siamo intimamente convinti del fatto che il SGA sia comunque più importante averlo realmente implementato piuttosto che averlo soltanto a livello burocratico. La certificazione, va da sé, è essenziale, affinché il valore intrinseco al sistema di gestione venga condiviso e comunicato all’esterno: ma ciò che in ultima analisi conta veramente è avere un vero sistema di gestione che funzioni. Cioè che venga realizzato e continuamente migliorato.

Da un po’ di tempo circola sul web una serie di video girati nel principale stabilimento della Lego®, nel quale si illustrano, con una comunicazione semplice ed impeccabile – anche perché unita ad immagini inequivocabili – le caratteristiche virtuose del “mondo da favola” costruito dalla nota azienda del divertimento dei piccoli (ma anche dei diversamente tali).
Ogni immagine dei video illustra in realtà la filosofia che guida l'organizzazione aziendale e i cicli produttivi. In questo mondo dalle “infinite possibilità” ogni minimo dettaglio è curato in modo (quasi) maniacale: dalla realizzazione di un singolo mattoncino (organizzazione) alla raccolta e al recupero di ogni sfrido di lavorazione, che prima veniva buttato (miglioramento continuo); o dal grado di temperatura che occorre mantenere per raggiungere specifiche caratteristiche (qualità) fino ad arrivare alla progettazione di prodotti ecosostenibili (tutela dell’ambiente; integrazione degli obiettivi societari con la tutela ambientale, Life Cycle Perspective); ogni ingranaggio, compresi quelli dei numerosi robot che svolgono lavori di precisione o di sforzo, è al suo posto, e viene continuamente lubrificato (sistema di gestione, attività di supporto, integrazione); c’è la consapevolezza del percorso fatto e di quello che ancora ci sarà continuamente da fare (analisi del contesto; consapevolezza, leadership); i prodotti sono realizzati per durare (qualità, Life Cycle Perspective); esistono regole ben precise e ancora più chiari obiettivi (analisi rischi-opportunità), e la comunicazione viene implementata (comunicazione, interna ed esterna).

Ciò che salta subito agli occhi è l'abilità con cui quest'azienda riesce a trasformare il suo SGA in strumento di comunicazione per fa passare al pubblico l'idea che da un'azienda gestita così bene non possono che venire giocattoli di altissima qualità, sicuri, eco sostenibili e quindi assolutamente da preferire rispetto a quelli prodotti da altri.

L’idea che ci si potrebbe fare, guardando questi video, è che quello rappresentato sia, appunto, un “mondo da favola”, e quindi per definizione irraggiungibile. Purtroppo questa è la percezione (l’idea) che, ancora oggi, troppe aziende hanno, di fronte a realtà come queste: si tende a vedere soltanto il risultato finale, senza prendere in considerazione le modalità con le quali questo è stato ottenuto, e si tende a derubricare l’esito finale come il frutto di circostanze favorevoli, con sfumature diverse, che vanno dalla fortuna alla congiuntura astrale, dal “loro sono in Danimarca – mica in Italia” – fino al negare che nel nostro Paese ci sia la possibilità di cambiare. La realtà – al netto delle dovute precisazioni e contestualizzazioni – è che in società, come quella sopra citata, gli ingranaggi mentali (la leadership) funzionano “alla perfezione”, cioè nella consapevolezza che non si finirà mai di migliorare. Perché – parafrasando Salvador Dalì – la leadership non ha paura della perfezione, perché sa che non potrà mai raggiungerla.
Avere un buon sistema di gestione vuol dire in ultima analisi avere tra le mani un formidabile strumento di business sia dal punto di vista interno (miglioramento dell'organizzazione aziendale,  della qualità, sistematica gestione del rischio) ma anche potenziale strumento di comunicazione  se opportunamente pubblicizzato.

Come si accennava all'inizio, nei prossimi post ci dedicheremo all’analisi delle principali novità introdotte dalla ISO 14001:2015, per illustrarvi in modo semplice come la nuova ISO renda più facile raggiungere determinati obiettivi. Conoscere le modifiche, e valutarne il loro peso specifico, è fondamentale sia per afferrare la logica sottostante la nuova ISO 14001:2015, sia per comprendere quale sarà l'evoluzione di queste norme. Come, detto in altri termini, ogni azienda possa, nel “suo piccolo”, aspirare a diventare un modello come la Lego®. Sarà anche un modo per spiegarvi come lavoriamo in concreto attraverso SISTEMA ISO!




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La nuova ISO 45001:2018 come strumento di sensibilizzazione.

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La “sensibilizzazione” è uno dei concetti fondamentali posti alla base del corretto sviluppo delle attività a tutela della Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro sia dal D.Lgs. 81/08, sia dalla Ohsas 18001:2007 ma ancor più dalla recente ISO 45001:2018.

Spesso sentiamo menzionare il termine “sensibilizzazione” in interviste, articoli, corsi di formazione e convegni come un concetto da applicare costantemente, ma poi, ultimata la lettura o il corso formativo, tutto torna all’errata normalità quotidiana.
Navigando sul web, alla ricerca di una definizione del termine “sensibilizzazione”, è particolarmente interessante quella data dal vocabolario del Corriere della Sera, per come può essere calata in un contesto Aziendale con particolare riferimento alla materia della Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, ossia “Azione volta a richiamare e sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica su problemi, valori e ideali”.

La corretta normalità quotidiana dovrebbe infatti derivare dalla costante applicazione in ambito Aziendale di tale definizione in cui l’“Azione volta a richiamare e sollecitare l’attenzione” ricade sulla figura del Datore di Lavoro e figure Responsabili, “dell’opinione pubblica” dei Rappresentanti dei Lavoratori e dei lavoratori stessi contrattualmente connessi all’azienda, “su problemi” malattie professionali, infortuni e mancati infortuni, procedure e misure di sicurezza adottate, corretta applicazione delle normative cogenti, adeguatezza di macchinari, attrezzi e prodotti impiegati, “valori” come rispetto della salute e sicurezza propria e dei propri colleghi e collaboratori e “Ideali” ossia il raggiungimento degli obiettivi.

L’applicazione di un SGSL è la soluzione più adeguata per un costante processo di sensibilizzazione ed ancor più se redatto sulla base della nuova ISO 45001:2018 che, al punto norma 5 “LEADERSHIP E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI”, tratta tale concetto in modo approfondito affinché si sviluppino processi per la consultazione dei lavoratori a tutti i livelli e funzioni e, ove istituiti, dei Rappresentanti dei lavoratori per identificare pericoli, valutare rischi e opportunità e determinare le azioni necessarie per eliminare i pericoli e ridurre i rischi per la Salute e Sicurezza sul Lavoro.

A differenza quindi della sola applicazione delle norme cogenti, facenti parte della Legislatura Nazionale che richiamano il concetto di sensibilizzazione tramite il coinvolgimento dei Lavoratori in modo del tutto superficiale, la nuova ISO 45001:2018 dedica un intero punto norma per approfondire l’argomento sensibilizzazione e stabilire modalità per una vera creazione di Leadership, partecipazione e quindi coinvolgimento dei lavoratori, il tutto finalizzato, oltre che al raggiungimento degli obiettivi, anche e soprattutto al miglioramento continuo.
E allora perché non dotarsi di un SGSL sviluppato sulla base di una norma volontaria se questa ci può essere di aiuto ad essere più “Sicuri” e a distinguerci in mezzo a tanti?
La risposta a voi lettori dopo un istante di riflessione.


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