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Check List Rev. 2.0 di autovalutazione sulla corretta applicazione delle procedure attuate per il contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, redatte secondo i protocolli del 24 aprile 2020.

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In relazione ai Protocolli del 24 aprile 2020 (generale per tutti gli ambienti di lavoro e specifico per i cantieri edili), si sono redatti i documenti di seguito allegati con l’obiettivo di fornire ai Datori di Lavoro un supporto operativo da utilizzarsi per l’autovalutazione della corretta applicazione delle procedure da attuare negli ambienti di lavoro, Aziende o Cantieri Edili, per il contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19.

Si tiene precisare che l’inadempienza, da parte dei datori di lavoro, ai protocolli succitati, comporta la sospensione delle attività produttive fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Inoltre è importante ricordare che il datore di lavoro è responsabile della tutela della salute e sicurezza dei propri lavoratori, pertanto non è escluso che, in caso di eventuali contagi nell’ambito del luogo di lavoro, lo stesso Datore di Lavoro possa essere ritenuto penalmente responsabile dell’accaduto. Per contro, anche gli stessi lavoratori hanno obbligo di prendersi cura della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, da cui ne può derivare l’applicazione di sanzioni penali.


Di seguito sono riportate le Check List di autocontrollo per le Aziende o per i Cantieri Edili, redatti secondo i protocolli del 24 aprile 2020 e allegati al DPCM del 26 aprile 2020



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La valutazione del Rischio Emergenza Coronavirus - DVR

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Covid-19Nella nota dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro vengono riportate importanti informazioni relativamente agli adempimenti del Datore di Lavoro in relazione alla tracciabilità delle azioni messe in campo per contrastare il rischio di contagio da Coronavirus. L'INL consiglia un appendice al DVR Documento di Valutazione dei Rischi. Si riporta di seguito il link della nota n. 89 del 13-03-2020 Adempimenti Datoriali - valutazione rischio emergenza coronavirus.


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Coronavirus: siglato l'accordo Governo-Parti sociali su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

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Coronavirus: il 14 marzo è stato firmato l'accordo governo-parti sociali su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro".

In che cosa consiste questo accordo e perché è stato ritenuto necessario: 

Si tratta di un protocollo condiviso con indicazioni operative per le aziende, per attuare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale le prescrizioni del legislatore e dell’Autorità sanitaria, sottoscritto da sindacati e associazioni datoriali, in videoconferenza con il Governo, dopo una giornata di trattative. 
La necessità di questo accordo è scaturita dalla preoccupazione del governo per gli scioperi proclamati dai sindacati che denunciavano carenze sul versante della salute e sicurezza, e le chiusure decise autonomamente da diverse aziende: per questo il presidente Conte ha chiamato i vertici di Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cgil,Cisl e Uil, per condividere una serie di regole comuni. 


Cosa prevede l'accordo:

Ampio ricorso allo smart working. Si prevede la prosecuzione delle attività produttive solo in presenza di condizioni che assicurino ai lavoratori adeguati livelli di protezione. Le aziende, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o la sospensione dell’attività lavorativa, potranno intervenire per la messa in sicurezza del luogo di lavoro. E’ previsto il massimo utilizzo dello smart working, sono incentivate ferie e congedi retribuiti, con la sospensione di attività nei reparti aziendali non indispensabili alla produzione. 

Riunioni solo a distanza.  Il Protocollo indica alle aziende precise linee guida su aspetti come l’informazione nei luoghi di lavoro (l’obbligo di rimanere a casa in presenza di febbre oltre 37,5), l’accesso di dipendenti e fornitori esterni (il controllo della temperatura, gli autisti devono rimanere a bordo dei propri mezzi senza accedere negli uffici), l’adeguata pulizia dei locali (delle postazioni di lavoro, delle aree comuni), le precauzioni igieniche (detergenti per le mani), i dispositivi di protezione individuale (mascherine idonee e guanti, se il lavoro impone una distanza minore di un metro e non sono possibili altre soluzioni organizzative), la gestione degli spazi comuni (accessi contingentati).  


Il documento firmato il 14 marzo è diviso in sezioni:

  • INFORMAZIONE
  • MODALITA' DI INGRESSO IN AZIENDA
  • MODALITA' DI ACCESSO DEI FORNITORI ESTERNI
  • PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA
  • PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI
  • DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
  • GESTIONE SPAZI COMUNI (MENSA, SPOGLIATOI, AREE FUMATORI, DISTRIBUTORI DI BEVANDE E/O SNACK)
  • ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (TURNAZIONE, TRASFERTE E SMART WORK, RIMODULAZIONE DEI LIVELLI PRODUTTIVI)
  • GESTIONE ENTRATA E USCITA DEI DIPENDENTI
  • SPOSTAMENTI INTERNI, RIUNIONI, EVENTI INTERNI E FORMAZIONE
  • GESTIONE DI UNA PERSONA SINTOMATICA IN AZIENDA
  • SORVEGLIANZA SANITARIA/MEDICO COMPETENTE/RLS
  • AGGIORNAMENTO DEL PROTOCOLLO DI REGOLAMENTAZIONE


I commenti a caldo delle parti coinvolte. 

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha commentato: «L’accordo ci permetterà di considerare le fabbriche italiane al servizio del Paese, a partire dalle filiere dell’agroalimentare e del farmaceutico, per garantire a tutti noi i beni primari e tutelare ogni filiera della produzione. Dando attenzione prioritaria alla salute delle persone nei luoghi di lavoro, ciò ci consentirà anche di superare questa fase delicata per prepararci alla ripresa appena ne usciremo».

Soddisfatta la leader della Cisl, Annamaria Furlan: «È un protocollo molto chiaro e dettagliato che ora va attuato in tutte le aziende ed in tutti i luoghi di lavoro – commenta -. Definisce con chiarezza tutto quello che le imprese sono obbligate a fare, coinvolgendo i rappresentanti sindacali, per contenere la diffusione del virus e tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in questa fase di grave emergenza sanitaria, anche utilizzando un periodo di sospensione della produzione e delle attività».

Per il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo è «prevalso il buon senso, abbiamo fatto prevalere il principio della priorità della sicurezza sul profitto». 


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L’audit interno: come anticipare il futuro creando business, scopri il nuovo e book di Andrea Quaranta appena uscito!

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L’audit interno: come anticipare il futuro creando business, è il titolo del nuovo e book di Andrea Quaranta appena uscito per WKI Editore, Milano. 

Perché scrivere una guida su tutto quel che c'è da sapere per eseguire correttamente un internal audit?
Perché quella dell’audit interno o internal auditing è una funzione chiave all’interno dell’impresa.

Affinché un’impresa sappia riconoscere le varie tipologie di rischio cui può incorrere, e le sappia governare, mitigandole o sfruttandole a proprio vantaggio, è fondamentale che, ben prima del verificarsi concreto di un rischio, sia stato approntato un efficace sistema di controlli, che renda ciascun livello dell’impresa (dalla leadership, fino ad ogni singolo addetto) consapevole di ciò che normalmente avviene all’interno dell’organizzazione.

Ciò detto, è evidente il ruolo chiave dell’internal auditing: quello di verificare l’idoneità e l’efficacia dei vari processi, sistemi, operazioni, funzioni e attività dell’organizzazione tramite una valutazione sistematica e professionale, proprio per monitorare la possibilità che si verifichi un rischio negativo (e mitigarlo, se del caso), o che non si verifichi un rischio-opportunità (e invertire la rotta, se del caso). 

In definitiva, la gestione dei rischi (visti sia come minaccia che opportunità) si configura come una componente essenziale del governo d’impresa. In altri termini, è necessaria l’integrazione dei sistemi di gestione dei rischi e di controllo interno: questo compito spetta (anche, ma soprattutto) all’internal audit, in un’ottica di creazione del valore. 

L'ebook si sofferma sulla figura che effettua gli internal audit, denominata internal auditor: se all’inizio veniva visto come colui che effettua semplici verifiche limitate ad aspetti di conformità normativa e procedurale, oggi è chiamato a valutare attività di maggiore ampiezza rientranti in ambiti di controllo sistemico, consulenza organizzativa e governance nel suo complesso. 

Oggi l’internal auditor è la figura che deve: 

 fornire un supporto proattivo ai vertici aziendali nella costruzione di un efficace ed efficiente governo dei processi, a salvaguardia degli obiettivi di business e di governo dell’organizzazione; 

 valutare e migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi di risk management, di controllo e di corporate governance. Per far questo in maniera efficace, l’auditor deve migliorare continuamente le proprie competenze ed essere dotato di quelle capacità, professionali e personali, in grado di far sì che l’audit risulti efficace e“pragmatico”. 

E’ per questo che le norme ISO, su cui l'e book si sofferma ampiamente, definiscono in maniera analitica le competenze che deve possedere – e continuamente aggiornare - e l’approccio che un internal auditor deve adottare nello svolgimento del suo lavoro. Per esempio, una parte fondamentale del lavoro di auditor è l’ascolto, durante l’audit, di esigenze, problemi e questioni evidenziati ad ogni livello organizzativo, primo passo perché l’organizzazione cominci ad acquisire consapevolezza di ciò che accade quotidianamente al suo interno.



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Nuovo modello INAIL "OT23" per il 2020.

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Come già noto, con comunicato stampa dell’INAIL del 23 Agosto 2019, è stato pubblicato il nuovo modello OT23 valido fino al 29 Febbraio 2020, in sostituzione al precedente modello OT24.
La presentazione di tale modello, su cui dovranno essere indicati gli interventi di miglioramento delle condizioni di Sicurezza e Igiene nei luoghi di lavoro, fino al raggiungimento di un punteggio pari almeno a 100, adottati in aggiunta rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente in materia, consentirà alle Aziende di poter godere dello sconto riconosciuto dall’INAIL sul premio da versare.

Si riportano di seguito le riduzioni disciplinate dal D.M. 3 Marzo 2015:

  • fino a 10 lavoratori, la riduzione è del 28%;
  • da 10 a 50 lavoratori, la riduzione è del 18%;
  • da 51 a 200 lavoratori, la riduzione è del 10%;
  • oltre 200 lavoratori, la riduzione è del 5%.

Come si può evincere dal modello stesso, scaricabile dal sito dell’INAIL, nella prima parte viene, in primissima battuta, richiamata l’adozione o mantenimento di un Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro certificato OHSAS 18001:2007 o UNI ISO 45001:2018 o più semplicemente, ma altrettanto efficace ed efficiente, un sistema di gestione rispondente ai criteri definiti dalle linee guida UNI INAIL ISPESL e Parti Sociali.


A fronte di quanto detto, mi sorge spontaneo affermare che un SGSL è di certo apprezzato.

Sistema ISO è a disposizione per effettuare serie ed approfondite valutazioni della Vs. Azienda, al fine di potervi dotare di un Sistema di Gestione e di porre quindi un concreto punto di inizio al Miglioramento Continuo, con lo scopo di salvaguardare, per quanto possibile, l’Alta Direzione da sanzioni e i Lavoratori da infortuni o malattie professionali, il tutto corredato da un risparmio economico derivante dagli sconti INAIL.

Olivero D.F.


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La gestione degli impatti ambientali in azienda

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Nell'ambito di questo post , cercheremo di spiegare come e perché l’identificazione e la valutazione degli aspetti ambientali significativi è diventata sempre più fondamentale per le aziende, fino a diventare indispensabile per la stessa business continuity societaria.


Facciamo anzitutto un po' di chiarezza sui termini: cosa sono gli impatti ambientali?

Gli impatti ambientali sono definiti (dal Testo Unico Ambientale) come gli “effetti significativi, diretti e indiretti, di un piano, di un programma o di un progetto”, su una serie di fattori: 
- popolazione e salute umana; 
- biodiversità; 
- territorio, suolo, acqua, aria e clima; 
- beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio; oltre all’interazione tra tali fattori". 

Ecco invece la nozione datane dalla norma ISO 14001:2015 – Sistemi di gestione ambientale: “una modificazione dell’ambiente, negativa o benefica, causata totalmente o parzialmente dagli aspetti ambientali di un’organizzazione”. 

All’interno di ogni azienda, ogni aspetto ambientale può causare un impatto ambientale; ogni impatto ambientale, a sua volta, può avere un impatto sugli altri due elementi della sostenibilità (ossia economia e società come si vede nella foto in alto). Occorre, dunque, analizzare molto attentamente gli aspetti ambientali della propria azienda, per valutare i rischi intrinseci e le opportunità connesse. Rischi che, in caso di impatto negativo, possono avere – e normalmente hanno – gravi conseguenze sul business (costi relativi alla bonifica, al danno ambientale, alle spese di ripristino, danni di immagine, perdita di clientela, fermo impianti, …), senza contare le responsabilità per inquinamento… Per questi motivi, l’identificazione e la valutazione degli aspetti ambientali significativi è diventata sempre più fondamentale per le aziende, fino a diventare indispensabile per la stessa business continuity societaria. 

Un’azienda o un'organizzazione che voglia assicurarsi una business continuity dovrebbe esaminare in quale modo e in che misura essa stessa può incidere sugli aspetti ambientali, e decidere di conseguenza quali azioni intraprendere per limitarne o eliminarne gli effetti negativi, o per sfruttare quelli positivi. In altri termini: oggi, ogni organizzazione deve implementare e gestire un sistema di gestione dei rischi e, fra questi, tenere in particolare attenzione quelli con ricadute ambientali. 

A partire dalla fine del secolo scorso, si sono manifestati tutti i limiti dell’approccio “passivo” nella gestione dei rischi: anche se quasi esclusivamente per motivi indotti, e in ogni caso sopravvenuti e non previsti, le imprese hanno capito che era necessario modificare la concezione della gestione dei rischi, adottando un sistema di tipo preventivo (e, quindi, non emergenziale). In questo modo, se in passato i rischi sono stati ritenuti prettamente operativi, oggi sono (cominciano ad essere) riconosciuti come fattori da gestire in chiave strategica: il rischio non deve essere più soltanto visto in ottica negativa, ma occorre provare ad estrarne il valore intrinseco. Questo cambio di mentalità ha portato alla creazione di innovativi modelli di gestione del rischio: i sistemi di enterprise risk management, l’insieme di interventi, mediante i quali un’impresa valuta, esamina e valorizza i vari rischi che influenzano la sua attività, sia nel breve che nel lungo termine. 

Ma quali sono gli aspetti ambientali? 

Non esiste una risposta univoca a questa domanda: gli aspetti ambientali dipendono dalla tipologia di attività svolta e dal contesto dell’organizzazione, ovvero da quell’insieme di fattori – interni ed esterni – rilevanti per le sue finalità e che influenzano la sua capacità di conseguire gli esiti attesi per il proprio sistema di gestione ambientale. Pur non essendo pre-definibili a priori per la singola impresa, gli aspetti ambientali possono comunque essere in una certa misura schematizzati

1) aspetti ambientali diretti: sono quelli associati alle attività, ai prodotti e ai servizi dell’organizzazione sui quali quest’ultima ha un controllo di gestione diretto, che ogni organizzazione deve prendere in considerazione; 
2) aspetti ambientali indiretti: sono quelli che possono derivare dall’interazione tra l’organizzazione e dei terzi sui quali l’organizzazione può esercitare una certa influenza. 

Come gestire allora il rischio ambientale? 

Con un approccio sistematico. L’approccio sistematico in concreto è un sistema di gestione ambientale. Il sistema di gestione ambientale è una parte del sistema di gestione che viene utilizzata per gestire aspetti ambientali, adempiere gli obblighi di conformità e affrontare rischi e opportunità. 

Implementare un sistema di gestione ambientale significa: 


1. pianificare la propria attività, attraverso: a. l’individuazione delle azioni per affrontare i rischi e le opportunità; b. la determinazione degli aspetti ambientali significativi per la propria impresa; c. la selezione degli obblighi di conformità che si applicano all’organizzazione; d. la precisazione dei propri obiettivi; 
2. attuare quanto pianificato, attraverso un’attività di supporto e controllo operativo, che va: a. dall’organizzazione strutturata di ogni processo (individuazione di competenze, attribuzione di ruoli e responsabilità) b. alla preparazione e risposta alle emergenze passando per l’implementazione di un sistema di informazioni (non sempre necessariamente scritte), di continua comunicazione (interna ed esterna) e di controlli operativi; 
3. valutare le prestazioni del sistema, attraverso il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione della prestazione ambientale, da effettuare attraverso: a. un sistema di audit interno, da eseguire ad intervalli pianificati, con lo scopo di fornire informazioni per accertare se il sistema di gestione ambientale è conforme e se è efficacemente attuato e mantenuto; b. il periodico riesame della direzione, volto ad assicurare la continua idoneità, adeguatezza ed efficacia del sistema; 
4. migliorare continuamente le proprie performances, mediante l’adozione di azioni correttive, volte ad eliminare le cause delle eventuali non conformità rilevate. 

Questi quattro passaggi, qui sommariamente sintetizzati, costituiscono il c.d. “ciclo di Deming”: PDCA (Plan, Do, Check, Act), un metodo di gestione iterativo utilizzato per il controllo e il miglioramento continuo dei processi e dei prodotti. 

Si possono integrare gli aspetti ambientali con quelli della sicurezza? 

E' vivamente consigliato. Oggi, anche a seguito dell’emergere della figura dell’HSE manager, gli aspetti relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelli ambientali sono sempre più interconnessi, e per questo devono essere oggetto di una valutazione congiunta. E allora perché non inserirli all’interno di un sistema integrato, in grado – se opportunamente implementato – di raddoppiare i vantaggi, e ridurre ulteriormente i costi, in un’ottica di ulteriore efficientamento del “sistema-impresa”? Sistema ISO consiglia esattamente questo: perseguire il miglioramento continuo attraverso l'adozione ed il mantenimento di un sistema di gestione integrato ambiente - sicurezza, che può essere implementato anche se non si desidera la certificazione di conformità allo standard ISO.


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Le conseguenze del mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro: il caso di Frosinone

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E' recente (24 giugno 2019) la notizia dell'incendio in un'azienda di rifiuti speciali laziale. Le fiamme avrebbero interessato soprattutto carta e cartone. Sarebbe bruciata anche plastica, ma in percentuale minore. Il caso di Frosinone mostra le conseguenze del mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e forse della mancanza di un Sistema di gestione per la sicurezza nei luoghi di lavoro SGSL.

Purtroppo è solo una delle tante notizie sul tema della mancata gestione preventiva del rischio, e la citiamo perché di per sé rappresenta un caso da manuale di cosa non dovrebbe mai capitare in un'azienda del genere.

Di seguito, la lunga lista di conseguenze (qui compaiono solo quelle di breve periodo, ma è facile immaginare che ve ne saranno altre a cascata nel medio - lungo raggio!) che l'evento ha innescato.

L'incendio, verificatosi a Frosinone, ha da subito avuto un forte impatto sulla quotidianeità dei cittadini della zona interessata poiché, verificatosi domenica pomeriggio, al lunedì successivo era ancora attivo. Sono state impiegate diverse squadre di pompieri per il suo spegnimento, e l'aria si è fata subito irrespirabile.

L'ordinanza urgente del Sindaco


Di conseguenza, il sindaco ha firmato un’ordinanza urgente invitando - in via precauzionale - la popolazione a restare lontano dal luogo dell’incendio per un raggio di almeno due chilometri.  Nella stessa ordinanza si legge: "Uscire solo per urgenze e con mascherina e spegnere i condizionatori. Uscire di casa solo per motivi urgenti e possibilmente con mascherine igienico sanitarie, disattivare gli impianti di areazione forzata e di condizionamento e tenere chiusi gli infissi esterni (finestre e portoni) fino al momento in cui non sarà definitivamente cessata l'allerta". 
Sempre per salvaguardare l'incolumità pubblica, l'ordinanza ha disposto anche la chiusura degli edifici pubblici e della relativa attività anche all'interno delle aziende private, ad eccezione degli operatori di servizi pubblici essenziali. Anche l'azienda di trasporto pubblico ha ridotto i viaggi e  disposto per gli autisti dei bus l'utilizzo delle mascherine, 

Le verifiche dell'Arpa


Poi è stata la volta delle verifiche dell’Arpa: sono arrivati sul luogo i tecnici di Arpa Lazio, l’agenzia regionale di protezione ambientale, per verificare le ripercussioni sulla qualità dell’aria. "È necessario – ha dichiarato  il Sindaco Ottaviani chiedendo la massima collaborazione – adottare tali accorgimenti in quanto ancora non abbiamo certezza della tipologia speciale dei rifiuti in combustione".  Dalle prime rilevazioni è emerso subito l'innalzamento del livello di Pm10 dell'aria in alcune zone della città. L’Arpa, intanto, ha inviato alcuni campioni di diossina, Ipa e Pcp (composti volatili) a Rieti per avere indicazioni più precise. Le scuole rimaste aperte oltre la fine dell'anno scolastico, pubbliche e private sono state chiuse. 

Altri provvedimenti


E ancora: il sindaco ha ordinato di sospendere, entro un raggio di due chilometri dal luogo dell'incendio e fino al 9 luglio la raccolta e il conseguente consumo di frutta e ortaggi, come pure il prelievo idrico a fini alimentari da vasche e pozzi non protetti dalla precipitazione aerea. E' scattato poi il divieto di pascolo.
Misure precauzionali sono state prese nei comuni vicini, e al presidente della Regione è arrivata la richiesta di bonifiche immediate e divieto di costruire stabilimenti industriali dello stesso tipo nell'area interessata.

Non sappiamo se l'azienda fosse dotata di un qualsivoglia sistema di gestione. Certo è che, senza un accurato piano di gestione del rischio, eventi del genere possono verificarsi con più facilità. In situazioni così, non si può fare affidamento solo e soltanto sulla tempestività dell'RSPP nello spegnere le macchine o nell'allertare i soccorsi, né fare affidamento su qualche manuale antincendio dimenticato in uno scaffale chissà da quanto. Occorre che  vengano messi in essere comportamenti di buon senso, sia nella gestione ordinaria, che a maggior ragione in momenti di emergenza, in modo da far fronte in maniera efficace ad ogni imprevisto causato da qualsivoglia fattore.


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Video Intervista a Andrea Quaranta e Danilo Olivero

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Andrea Quaranta e Danilo Franco Olivero
Qualche settimana fa abbiamo deciso di debuttare anche in formato video-intervista, per farci conoscere meglio da tutti coloro che accedono a questo sito e da tutti i potenziali clienti. 
In circa 10 minuti raccontiamo:
1. i rispettivi background di provenienza (Natura Giuridica sas specializzata nella consulenza ambientale per me, Andrea, e Sicurezza e Progetti, lo studio tecnico specializzato in costruzioni e salute e sicurezza sul lavoro per me, Danilo),
2. le attività che svolgiamo insieme nell'ambito di Sistema Iso e
3. i nostri obiettivi futuri.




















Versione integrale (durata circa 12 minuti) della video-intervista di Andrea Quaranta e Danilo Olivero, fondatori di Sistema Iso.

Nell'intervista presentiamo per la prima volta il nuovo servizio di consulenza in ambito safety security, particolarmente indicato per le manifestazioni. 


Versione breve (durata circa 5 minuti) della video-intervista di Andrea Quaranta e Danilo Olivero, fondatori di Sistema Iso.

L'intervista è stata realizzata dallo Staff di Radio Veronica One e pubblicata sulla pagina FB Live Social Radio Veronica One






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Ecco il Rapporto INL 2018 su vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale

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Il 18 aprile scorso è stato presentato il Rapporto annuale (2018) dell'attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale che costituisce il documento riepilogativo dei risultati dell'attività ispettiva svolta dal personale dell'Ispettorato, dell'INPS e dell'INAIL. 
Gli accertamenti riportati riguardano le fattispecie di lavoro nero ed irregolare, le forme di evasione ed elusione contributiva e le violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro nei settori di competenza dell'Ispettorato.
Il rapporto indica che cresce il tasso di irregolarità per le violazioni di sicurezza sul lavoro (16.394 le aziende irregolari, tasso di irregolarità dell'82%, in crescita del 5% rispetto al 2017). 
L'Ispettorato sottolinea il raggiungimento degli obiettivi di vigilanza nonostante il calo di unità ispettive (155 in meno rispetto al 2017). Riportiamo di seguito i principali dati in materia di sicurezza ed esternalizzazioni, rimandando alla consultazione del Rapporto 2018 diffuso sul sito dell'Ispettorato per tutti gli altri dati (per esempio in materia di lavoro nero e violazioni contributive).

Violazioni in Sicurezza sul Lavoro nel Rapporto INL 2018 

L'azione ispettiva ha riguardato:

• oltre ventimila aziende, 16.394 delle quali, all'esito dei poco più che ventimila accertamenti definiti, sono risultate irregolari. Il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate è cresciuto, come detto sopra.
• Nel corso degli accertamenti, sono state contestate complessivamente 31.218 violazioni (26.885 penali e 4.333 amministrative). Tra gli illeciti penalmente rilevanti, 22.198 afferiscono a violazioni prevenzionistiche, mentre 4.237 irregolarità riguardano l'art. 4 della L. n. 300/1970, che disciplina le condizioni per l'installazione degli impianti di videosorveglianza e degli altri strumenti di controllo. 

Degli illeciti contestati con riferimento al D.Lgs. n. 81/2008

il 54% ha riguardato la violazione degli obblighi contenuti nel "Titolo IV - Cantieri temporanei o mobili", in relazione sia alle misure organizzative per la salute e la sicurezza nei cantieri, sia a quelle più specifiche per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota; 
• il 39% è invece riferito all'inosservanza delle disposizioni del "Titolo I", concernente gli aspetti generali di sicurezza; 
• il restante 7% ha riguardato il mancato rispetto degli obblighi contenuti negli altri titoli (rischi specifici). 

Illeciti di sicurezza sul lavoro nel Rapporto INL 2018 

La tipologia di illeciti di sicurezza sul lavoro riscontrati dall'Ispettorato conferma la prevalenza delle violazioni connesse ai rischi di caduta dall'alto, pari al 29,28%; evidenzia la persistente inadeguata attenzione, da parte dei datori di lavoro ispezionati, agli obblighi di carattere generale alla base della tutela del lavoratore, con particolare riferimento a: sorveglianza sanitaria dei lavoratori, ove si registra un tasso di irregolarità pari al 15,36% (a fronte del 13% del 2017); adempimenti in materia di formazione ed informazione, con un tasso di irregolarità del 10,47% (a fronte del 12% del 2017). 

Considerato che l'attività di vigilanza dell'Ispettorato investe prevalentemente il settore edile, il rapporto offre un'analisi più dettagliata dei dati riferiti alle violazioni delle norme contenute nei Titoli III "uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale" e IV "cantieri temporanei o mobili" del d.lgs. n. 81/2008 nel settore delle costruzioni: su 12.833 illeciti contestati, il 51% ha riguardato il rischio di caduta dall'alto (52% nel 2017); ha trovato conferma la significativa percentuale di illeciti relativi agli obblighi dei coordinatori e dei committenti, pari al 13% delle violazioni accertate in edilizia.

Esternalizzazioni 

Gli accertamenti concernenti le irregolarità in materia di decentramento produttivo (appalto, distacco o somministrazione) hanno riguardato complessivamente 10.877 lavoratori coinvolti in forme di esternalizzazione fittizia. I casi di fenomeni interpositori rilevati sono risultati così distribuiti nei diversi settori merceologici: trasporto e magazzinaggio (1.951 lavoratori interessati), noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.927 lavoratori interessati), costruzioni (1.902 lavoratori interessati), attività manifatturiere (1.592 lavoratori interessati). 


Conclusioni  e prospettive


Il rapporto evidenzia come il settore edile resti ancora sotto osservazione, ed in particolare nel caso di cantieri temporanei e mobili e in tutte le situazioni in cui si lavora con rischio caduta dall'alto. 

Negli ultimi tempi, molte sono state le pronunce della Cassazione in merito ad infortuni, spesso con esito mortale per il lavoratore, dovuti proprio all'inosservanza delle regole basilari per garantire la sicurezza nei cantieri. Alcune hanno peraltro riguardato casi di esternalizzazione, per i quali la Corte è stata chiamata a fare chiarezza sui soggetti in capo ai quali ricadono gli obblighi e le responsabilità in materia di sicurezza dei lavoratori. 

Infine, segnaliamo come negli ultimi tempi l'INAIL abbia pubblicato numerose guide sulla sicurezza nei cantieri, corredate di immagini e manuali esplicativi al fine di rendere tutti gli operatori consapevoli di quali sono le soluzioni oggi a disposizione di chi gestisce e lavora in ambito edile.

Nei prossimi articoli approfondiremo entrambi gli argomenti sul sito di Sistema Iso.


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Resilienza operativa e sistemi integrati (ambiente, sicurezza e qualità)

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Per comprendere appieno i benefici dell'attuazione di un sistema di gestione integrato qualità ambiente e sicurezza all'interno della propria azienda è utile fare una ricognizione attorno al concetto di resilienza organizzativa

La definizione di resilienza

I principi base della resilienza possono rendere più forti le organizzazioni in un mondo sempre più complesso e in un mercato in continuo cambiamento. 
La resilienza viene definita come la capacità di un’organizzazione di prosperare negli anni in un mondo dinamico e interconnesso. 
Un’organizzazione resiliente è adattabile, agile, forte e competitiva; sa sfruttare l’esperienza passata e cogliere le opportunità per superare le sfide del tempo.
Un’organizzazione resiliente adotta le best practices per raggiungere continui miglioramenti del business, integrando competenze e capacità in tutti i suoi aspetti. 
Alla base della resilienza si pone il discorso etico: solo una forte condivisione di intenti permette al management di assumere rischi ben calcolati rispondendo velocemente ed in modo appropriato a minacce e opportunità. 

Quali sono i requisiti di un'organizzazione resiliente?

  • Eccellenza di prodotto (le aziende veramente resilienti innovano, creano prodotti e mercati, sempre stando un passo avanti alla concorrenza. Sono ben strutturate per differenziare l’offerta, stanno davanti quando gli altri seguono);
  • affidabilità dei processi (le aziende resilienti integrano l’abitudine all’eccellenza nello sviluppo dei prodotti e servizi, e devono assicurare l’affidabilità dei processi e dedicarsi contemporaneamente all’innovazione e alla creatività);
  • comportamento dei dipendenti (occorre l'allineamento tra le aspettative dei clienti e il credo dei dipendenti attraverso un forte senso di identità).
La loro combinazione riesce a soddisfare le esigenze dei clienti e pone le basi per una reputazione eccellente, sviluppando una relazione di lungo periodo basata sulla fiducia. 

Quali sono i benefici conseguiti da un'organizzazione resiliente?

I benefici che scaturiscono dal raggiungimento di una condizione di resilienza sono principalmente tre: 
  1. l’adattabilità strategica, 
  2. l’agilità del management e 
  3. una forte governance. 
Ogni impresa dovrebbe sviluppare un proprio approccio alla resilienza sostenuta dai suoi valori. 
Il concetto di resilienza proviene dal mondo del business, che per lungo tempo l'ha identificata come una capacità da sfruttare (saper sopravvivere ad eventi imprevisti e minacce). 
Oggi la resilienza viene innalzata a valore guida di un'organizzazione (imperativo strategico). 
La resilienza può essere definita come “l’abilità di un’organizzazione di anticipare e prepararsi per rispondere e adattarsi ai cambiamenti improvvisi e alle situazioni di crisi, prosperando”
La resilienza va oltre la normale gestione dei rischi perché sfrutta una più olistica visione del business. 
Un’organizzazione resiliente è darwininana, nel senso che si adatta ai cambiamenti dell’ambiente per rimanere forte nel lungo periodo, ed impara dalle proprie esperienze e da quelle degli altri per superare le sfide del tempo" in maniera proattiva. 
Possono essere identificati vari livelli di resilienza: dalla capacità di fare business nel breve e nel lungo periodo, alla capacità di modellare l'organizzazione all'ambiente, fino alla capacità di modellare positivamente l'ambiente al di fuori dell'ambito organizzativo. 
Questo vuol dire che un'organizzazione resiliente è potenzialmente in grado di estendere i benefici ai clienti, all'ambiente e alle parti sociali.

Alla base della resilienza ci sono le persone.

La resilienza per un'organizzazione si ottiene nel tempo, attraverso tanti elementi tra cui le relazioni e le interazioni con gli stakeholder. 
Raggiungere questo obiettivo richiede impegno da parte di tutta l’azienda. 
Alla base di un'organizzazione resiliente vi sono le persone: comprendere i bisogni del consumatore, avere uno staff ben formato e una leadership dinamica sono i tre fattori chiave per assicurare la resilienza. 
Sono i leader che guidano questi fattori. 
Un'organizzazione resiliente lavora sulla base di un buon bilanciamento tra obiettivi di breve periodo e un approccio di pensiero a lungo termine. 
Oltre le performances finanziarie, le organizzazioni sono valutate attraverso il giudizio dell’opinione pubblica: media, consumatori, società, partner, fornitori e stakeholder si aspettano aziende sempre più responsabili e attente al sociale. 
In questa era digitale, il business è, inoltre, più visibile e trasparente. 
Gli stakeholder sono molto più informati e hanno aspettative molto più alte. 
Si aspettano di essere invitati a dialogare e possono esprimere i propri punti di vista via social media di fronte ad un’audience globale. 
In alcune parti del mondo, il pensiero a lungo termine è più comune., come per esempio in Giappone, dove alcune compagnie creano piani di business a 100 anni. 
Altri Paesi possono non essere preoccupati di terremoti e Tsunami ma il mondo moderno presenta altre minacce, dalle malattie al terrorismo, alle sommosse civili, agli attacchi informatici che possono essere costantemente incontrate.

I processi critici su cui intervenire per conseguire l'obiettivo della resilienza

I processi critici di business in aree come qualità, gestione ambientale, salute e sicurezza, approvvigionamento responsabile, sicurezza delle informazioni e continuità operativa devono essere forti e conformi ai regolamenti
Non solo all’interno dell’organizzazione ma anche attraverso la supply chain, quando il peso di un’organizzazione si basa anche sulla sua globalizzazione e sull’uso dei fornitori di terza parte, sempre a rischio di corruzione e a sfide di compliance. 
I processi affidabili portano benefici internamente, come l’aumento dell’efficienza e la diminuzione dei costi, ed esternamente come la riduzione dell’impatto ambientale e l’aumento del margine competitivo. I processi, dalla gestione delle lamentele alla chiarezza della fatturazione, sono fondamentali per mantenere alta la soddisfazione dei clienti. 
Questo, a sua volta, costruisce la fiducia dei consumatori e degli stakeholders, permettendo di essere sempre rilevante e foraggiando la prosperità a lungo termine.

Conclusioni

Ancora una volta al centro di tutto c'è la persona: nelle organizzazioni in cui le responsabilità sono maggiormente condivise, il comportamento dei dipendenti non è semplicemente dettato da un insieme di regole da seguire ma è parte integrante del loro lavoro e dell’etica aziendale. 
Si può applicare ai settori e alle funzioni di business, comprendere la gestione della qualità, la salute e la sicurezza, l’ambiente, le innovazioni, le policy anti-corruzione e a molte altre aree di business.
I dipendenti possono fornire una visuale unica. 
Le organizzazioni devono incoraggiare i dipendenti a individuare problematiche, fornire soluzioni e dare feedback costruttivi: così si mantengono i talenti e si raggiunge un successo duraturo.  

Il possesso e il mantenimento di un sistema di gestione integrato qualità ambiente e sicurezza sul lavoro è quindi essenziale per un'organizzazione che voglia diventare davvero resiliente: è il modo migliore per innescare tutti i processi di consapevolezza e condivisione necessari per superare le sfide del tempo con successo e in modo duraturo. 

Sistema ISO progetta sistemi di gestione integrati (ambiente, sicurezza e qualità) e fornisce consulenza strategica nel settore della gestione del rischio ambientale, della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. 

Contattaci per un preventivo: inizia con le persone giuste!


fonte: https://www.bsigroup.com/globalassets/localfiles/it-it/organizational-resilience/resilienza-organizzativa-whitepaper.pdf


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